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13-01-2021

Breve viaggio in un pensiero profondamente umano

“Noi piantiamo gli alberi e gli alberi piantano noi.
Difendere la natura è difendere l’uomo.”


Clewoo si lascia ispirare dal lavoro dei grandi artisti che hanno fatto della collaborazione con la natura una filosofia di pensiero.

Primo tra tutti: Joseph Beuys. L’artista sciamano, il padre del moderno pensiero ecologista. Studiarne le opere è perdersi in una poetica raffinata, fatta di oggetti, marchingegni, performance e luoghi.

Morte e rinascita: la sua vita

Joseph Beuys nasce a Krefeld, una città tedesca della Renania Settentrionale, nel 1921. In gioventù aderisce al partito nazista ed entra a far parte della Hitler-Jugend, arruolandosi come aviatore.

Durante un’offensiva contro i russi, il suo aereo viene abbattuto, schiantandosi nelle praterie gelate della Crimea. Il suo compagno senza vita riverso accanto, e lui tramortito nella neve: così viene recuperato da un gruppo di nomadi tartari, in viaggio per sfuggire alla guerra. Questi lo guariscono curandone le ferite grazie a un’antica medicina tradizionale, ungendolo con grasso animale e tenendolo avvolto in pesanti coperte di feltro.

Un’esperienza totale che rappresenta una rinascita spirituale, la forza motrice per esprimersi in una ricerca artistica così enigmatica e complessa, affascinante e misteriosa.

 

La centralità dell’uomo

Da queste brevi premesse biografiche possiamo cominciare a capire Beuys e la sua necessità di inoltrarsi nel profondo mistero dell’essere umano e della creazione.

Il suo rapporto con il mondo animale e vegetale così intimo e profondo, gli varrà il soprannome di “artista sciamano”.

Ma è l’uomo il centro della creazione e questi deve muoversi in senso responsabile. Vale a dire: creare arte e vivere nell’arte.

Ecco dunque il nucleo più profondo della poetica di Beuys: l’arte rimane muta se l’osservatore non ne diventa parte attiva. Senza un pubblico l’opera non esiste.

Un giorno del 1982, 7000 Querce a Kassel

Figlia di questa concezione è l’opera 7000 Querce, realizzata per l’esposizione Documenta VII del 1982 a Kassel. La fantasia creatrice di Beuys plasma una performance in divenire che prevede l’attiva partecipazione del pubblico.

Una mattina nella piazza di Kassel compaiono 7000 monoliti in basalto, a formare una montagna. Ogni pietra è adottabile e ogni qualvolta qualcuno la acquista, si pianta una quercia.

Dal 1982 al 1987 (un anno dopo la morte del Maestro) tutti i monoliti sono stati adottati e un bosco è sorto intorno alla città.

Piantare un albero è un’azione che interessa la società intera: cambia il contesto urbano, naturale e sociale. L’opera vive, parla, cresce, sviluppa nuova vita e dà conforto, ombra e riparo.

Un’arte rivolta al futuro

Beuys è un ecologista progressista, che non denuncia, ma pensa, con lo sguardo rivolto fermamente al futuro.

La sua lezione è forte: ogni azione individuale conserva in sé la forza di trasformare il mondo in senso morale, sociale, filosofico e così anche ecologico.

L’arte di Beuys è un atto di responsabilizzazione, ci intima di non dimenticare il mondo. Perché, come amava ripetere, la rivoluzione siamo noi.

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